Autofiorente o femminizzata?

Autofiorente o femminizzata?

Se stai pensando di iniziare a coltivare marijuana potrebbero iniziare a venirti moltissimi dubbi. Quale sistema di coltivazione utilizzare? Quali sono i semi migliori? Le possibilità sono infinite e l’opzione migliore sarà sempre quella che si adatta in modo ottimale alle condizioni della tua coltivazione, tenendo in considerazione il clima della zona, lo spazio di cui disponi e l’obiettivo che desideri raggiungere. Proveremo ora a toglierti qualche dubbio spiegando le differenze che ci sono tra i semi di cannabis femminizzati e i semi di cannabis autofiorenti.

Se desideri avere una coltivazione all’esterno…  

Femminizzati outdoor

  • Hanno un calendario più rigido:

    semi femminizzati si regolano in base al fotoperiodo, c’è qundi un limite di tempo massimo per piantarli (in genere nell’emisfero nord varia da marzo a giugno) e anche per il raccolto (che avviene di solitonel periodo settembre-ottobre)

  • Le dimensioni di questo tipo di piante di cannabis sono più variabili:

    poiché disponi di un periodo vegetativo legato all’esposizione solare, finché i giorni saranno lunghi, la pianta crescerà. A meno che non ci siano altri fattori che influiscano sulla crescita (dimensioni del caso, parassiti), più lungo sarà il tempo investito nel periodo vegetativo, maggiori saranno le dimensioni raggiunte dalla pianta.

  • Potrai dare forma alla pianta per mezzo della potatura:

    poiché il periodo vegetativo potrebbe protrarsi per mesi, potrai mano a mano correggere la forma della pianta e modellarla a tuo piacimento.

  • Maggiore produzione:

    in generale, un seme di cannabis femminizzato ti darà una maggiore quantità in termini di produzione di fiori rispetto a un autofiorente.

  • Maggiore qualità:

    nonostante negli ultimi anni sia migliorata moltissimo la qualità degli autofiorenti, i germogli di una pianta femminizzata raggiungeranno livelli superiori rispetto a quelle delle autofiorenti, sia in termini di sapore che di densità.

Autofiorenti outdoor

Calendario flessibile:

poiché le piante di cannabis autofiorenti non dipendono dal fotoperiodo per fiorire, potrai effettuare vari raccolti in uno stesso posto e nella stessa stagione, nel corso del periodo marzo-ottobre.

Confondono i ladri: 

il periodo del raccolto all’esterno si colloca nei mesi di settembre-ottobre, ed è allora che i ladri concentrano i propri sforzi per rubare delle piante piene di germogli. Poiché il calendario delle autofiorenti è flessibile, ti consente di raccogliere in mesi in cui i furti sono meno frequenti, come ad esempio a giugno, luglio o agosto.

Raccolto programmabile:

i cicli delle piante autofiorenti sono fissi, ovvero, poiché non dipendono dai cicli di luce per realizzare il loro sviluppo vitale, puoi calcolare per quando sarà pronto il raccolto. Di solito si parla di periodi che variano dai 60 ai 70 giorni, in base alla varietà. In questo modo, i semi di cannabis autofiorenti ti consentono di programmare il tuo raccolto di cannabis e quindi di sapere in anticipo quando avrai la dispensa piena di succulenti germogli.

Inquinamento luminoso:

un altro vantaggio offerto da questi semi è che non dovrai preoccuparti dell’inquinamento luminoso, ovvero, non importa se nella notte ci sarà un faro acceso e la luce cadrà direttamente sulla pianta. Questo, in una pianta di cannabis femminizzata potrebbe essere un problema perché, per avere una fioritura corretta, quel tipo di pianta ha bisogno di 12 ore di buio assoluto.

Velocità:

i cicli delle piante di cannabis autofiorenti sono ovviamente più corti rispetto a quelle femminizzate, come è stato già detto in precedenza, in circa 60-70 giorni la pianta sarà già pronta per il raccolto. Questo fa sì che ci sia un rischio minore di essere colpiti da parassiti, poichè il ciclo vitale della pianta è più corto.

Discrezione:

le piante  di cannabis autofiorenti sono perfette per quei coltivatori che cercano la discrezione. A seconda delle dimensioni del vaso, sarà possibile decidere quelle della pianta (più grande è il vaso, più crescerà la pianta), per cui si tratta dell’opzione perfetta per coloro che, ad esempio, desiderino coltivare in balcone.

Sapore:

in generale, le piante autofiorenti producono più foglie vicino ai germogli rispetto alle femminizzate, per cui il loro sapore è un po’ meno gradevole.

Potature:

si consiglia di non applicare nessuna tecnica di potatura con le piante autofiorenti, poiché non c’è il tempo per recuperare e la potatura non avrebbe senso.

Errori iniziali:

nonostante le piante autofiorenti siano in generale una buona opzione per i coltivatori principianti, hanno un piccolo inconveniente: un errore lo si paga molto caro. Questo anche in virtù del fatto che il ciclo di questo tipo di piante è molto corto e non c’è il tempo affinchè recuperino. Quindi, se si commette un errore da principiante e la pianta si blocca, la cosa probabilmente si riverserà sul raccolto.

Se desideri avere una coltivazione all’interno…

Femminizzate indoor

Cicli variabili e programmabili: 

le piante di cannabis femminizzate dipendono dal fotoperiodo per la fioritura. Durante la fase vegetativa (nella quale la pianta cresce solo, e non fiorisce) le piante di cannabis devono in teoria ricevere 18 ore di luce, se si mantiene la coltivazione con 18 ore di luce e 6 di buio, le piante cresceranno senza sosta, nel momento in cui cambierai il timer che controlla le lampade della coltivazione spostandolo su 12 ore di luce e 12 ore di buio, inizierà il periodo della fioritura. Si tratta di un gran vantaggio al momento di applicare tecniche come quella SCROG, poichè potrai allungare la fase vegetativa a tuo piacimento.

Possibilità di creare delle piante madre:

poiché con le femminizzate è possibile allungare a piacimento il periodo vegetativo, si potranno anche selezionare quelle piante che per le loro caratteristiche (velocità, potenza, resistenza, aroma) sono le migliori e renderle piante madre per poi in seguito realizzare delle coltivazioni a partire da talee.

Autofiorenti indoor

Velocità: 

un vantaggio delle autofiorenti rispetto alle femminizzate è che il loro ciclo di vita è più corto, per cui in un periodo di tempo più breve sarà già disponibile il raccolto.

Durata predeterminata:

poiché le piante autofiorenti non dipendono dal fotoperiodo per realizzare il proprio ciclo, una volta che questo sarà iniziato, si saprà all’incirca quanto durerà.

Parassiti:

poiché questo tipo di piante hanno un periodo vitale più corto, è minore il rischio che dei parassiti le infettino o che arrivino a penetrare così a fondo da risultare letali.

Economia:

si consiglia di coltivare le piante di cannabis autofiorenti in un fotoperiodo unico di 18 ore di luce e 6 ore di buio, per ottenere la massima resa. Questo, sebbene dia come risultato un aumento della produttività, presuppone anche una spesa maggiore nella bolletta della luce.

Potature:

si consiglia di non realizzare potature in una coltivazione all’interno di autofiotenti poiché non avrebbe senso vista la velcoità del suo ciclo.

 

Emanuele Milazzo

Attivista cannabico indipendente e membro del direttivo di Cannabis Cura Siclia. Laureato in Relazioni Internazionali, ho schiarito le mie idee vivendo le esperienze universitarie in tre paesi differenti: Italia, Germania ed Olanda. Attualmente vivo a Nijmegen, dove mi occupo di controllo qualità della cannabis presso un coffeeshop dopo aver trascorso un breve periodo presso Sensi Seeds e The Cannabis College. Esperto di regolamentazione sulle droghe, parlo 5 lingue e collaboro attivamente con ENCOD Netherlands e VOC Netherlands.

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